[03/04/2013]

Mercoledì, 3 Aprile 2013 - 15:20

E' stata rilasciata da pochi giorni la bozza per la ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per il 2013. Si tratta del fondo che serve a finanziare le Università italiane e che, fino allo scorso anno, prevedeva una specifica voce per il sostegno ai Consorzi Interuniversitari di Ricerca, tra i quali rientra anche il CNISM. In passato questa voce era servita a finanziare, sulla base di criteri mai resi noti, il funzionamento di un certo numero di consorzi con l'idea che chi era stato già finanziato in passato sarebbe stato finanziato anche in futuro. In base a questo discutibile criterio il CNISM non ha mai ricevuto alcun finanziamento ministeriale sino a quando, nel 2012, la voce per i consorzi ha subito il più pesante dei tagli passando da 4.5 a 3 MEuro, istituendo però il criterio che non più di una sinecura si sarebbe trattato ma di un bando per "progetti competitivi". Il CNISM ha partecipato a questo bando ed è stato finanziato per un progetto riguardante i radar atmosferici (Lidar). Oltre al CNISM sono stati finanziati altri 13 consorzi.

Nel FFO 2013 però qualsiasi riferimento ai Consorzi di Ricerca è scomparso. Va per prima cosa detto che lo stesso FFO, nel suo complesso, subisce una riduzione di 300 MEuro rispetto allo scorso anno. Questo ennesimo taglio alla ricerca viene citato come la ragione per l'eliminazione totale del finanziamento ai consorzi. L'argomento però è del tutto strumentale perchè la quota per i consorzi è modestissima sul totale. Oltre che strumentale però è anche profondamente sbagliato perchè i consorzi svolgono un'importante funzione, quella di coordinare e creare reti scientifiche su scala nazionale (il CNISM per esempio è formato da 39 Università e ad esso sono associati circa 1300 ricercatori). Reti che consentono di creare sinergie e mettere in atto progetti che vanno ben oltre le possibilità delle singole Università consentendo di raggiungere quel fattore di scala che è necessario per poter competere in modo efficace nel difficile mercato globale della ricerca. Come ha spesso ricordato l'attuale Ministro, l'Italia non recupera che una parte dei fondi dati all'Europa. Bene, i consorzi esistenti sono stati in grado, a fronte di un investimento di pochi MEuro, di raccogliere finanziamento per oltre 60 MEuro/anno. Il non volerli più supportare quindi è un fatto del tutto incomprensibile ma sicuramente sbagliato da qualsiasi punto di vista.